Se fossero disegni sarebbero quei bozzetti che i pittori preparavano prima del quadro grande. Bozzetti finiti, perfetti, che racchiudevano in essi una parte essenziale o strategica del quadro. Così le poesie di Michele: brevi, dense, teneramente fulminanti. “Una poesia di relazione” ha detto l’autore ad una presentazione. Poesie dove è presente sempre qualcun altro, la figlia, la moglie, amici, persone. Una poesia dove le emozioni, le sensazioni legate alle relazioni sono presenti, in modo delicato, discreto, come a non voler disturbare. In questo sito ho già pubblicato sue poesie, poiché ho avuto il privilegio di veder nascere il Michele poeta dopo averlo visto splendere come pittore. Michele è un artista perché ha personalità, consapevolezza – lui direbbe limitata, io direi quanto basta, come nelle buone ricette -dei propri mezzi, di ciò che per lui è importante e ciò che non lo è. Soprattutto Michele ha una voce, uno stile. Le sue poesie non imitano nessuno, sono sue. Provare per credere. https://amzn.eu/d/emTXnq9
Tag: Poesia
Il dolore
Il dolore che ti arriva
guardalo, lavalo,
tienilo con te.
Il dolore che tieni
non vola via alla cieca,
ti fa compagnia.
Il dolore serve contro la ruggine,
contro le muffe delle abitudini.
Dal libro “Resteranno i canti”
di Franco Arminio
Il volto di Van Gogh
A Jòzéf Czapski
Pomeriggio, torrenti di folle che si squagliano,
ai bandi arruolamento di una nuova leva
strappata al registro delle nascite, accanto alla pubblicità
di pellicce di volpe e del nuovo Beaujolais,
appare il tuo volto spigoloso, il volto
di un giusto, l’inquietudine rivestita
di pelle.
Ci separiamo, passiamo oltre, scorriamo via
sotto la lama di uno sguardo lacerante.
Continui a osservarci, uomo ricco,
più vivo dei vivi
e più pensoso.
di Adam Zagajewski, Dalla vita degli oggetti, Adelphi, p. 33.
E’ quel che è
È assurdo
dice la ragione
È quel che è
dice l’amore
È infelicità
dice il calcolo
Non è altro che dolore
dice la paura
È vano
dice il giudizio
È quel che è
dice l’amore
È ridicolo
dice l’orgoglio
È avventato
dice la prudenza
È impossibile
dice l’esperienza
È quel che è
dice l’amore
di Erich Fried,dalla raccolta È quel che è. Poesie d’amore di paura di collera, Einaudi.
Come ti senti, chiede
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforti, e tra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.
Fate fare cerchi lamentosi agli aereoplani lassù
scrivendo in cielo il messaggio “Lui È Morto”.
Allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano guanti di tela nera.
Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzogiorno, la mia mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l’amore fosse eterno: e avevo torto.
Non servono più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotate l’oceano e sradicate il bosco;
perché niente adesso può più servire a qualcosa.
{W. H. Auden — Blues in memoria}
L’amore che dorme
Non ricordo minimamente quando comprai White Album o Doppio bianco o, meglio, The Beatles, un album che racchiude pezzi meravigliosi e ho sempre considerato una sorta di campionario della musica pop dei successivi 20 anni… Lo custodisco gelosamente e ho un giradischi solo per ascoltare il suo frusciante rigato vinile. Di tutti i brani in quell’album questo, While My Guitar Gently Weep è sicuramente il più intenso, dolente, magico. Questo video riproduce una cover fatta in onore di George Harrison nel 2004 quando è entrato nella Rock & Roll Hall of Fame. Il pezzo di Prince è un grande omaggio a Eric Clapton e a George Harrison che hanno creato questo pezzo. Poi dovrei dire qualcosa di intelligente, emozionante, narrativo, forse evocante su un pezzo che parla dell’amore che dorme in ognuno di noi e non si esprime abbastanza, abbastanza non si dispiega. Poi penso che attorno a questo pezzo, ci sta bene il silenzio e il libero movimento di ogni parte del corpo.
Vi guardo tutti, vedo l’amore che dorme dentro/ Mentre la mia chitarra piange piano/ Guardo il pavimento e vedo che ha bisogno di pulizia / Ma la mia chitarra piange ancora piano / Non so perché nessuno vi abbia detto / Come dispiegare il vostro amore / Non so come qualcuno vi abbia controllato / Vi hanno comprati e venduti / Guardo il mondo e noto che gira / Mentre la mia chitarra piange piano Con ogni errore, sicuramente impariamo / Ma la mia chitarra piange piano, sì / Non so come siate stati sviati / Siete stati ingannati, anche voi / Non so come siate stati corrotti / Nessuno vi ha avvisato / Vi guardo tutti, vedo l’amore che dorme / Perché la mia chitarra piange piano / (Guardo) vi guardo tutti / Ma la mia chitarra piange ancora piano Sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì Oh, ooh
Non gridate più
Cessate d'uccidere i morti, Non gridate più, non gridate Se li volete ancora udire, Se sperate di non perire. Hanno l'impercettibile sussurro, Non fanno più rumore Del crescere dell'erba, Lieta dove non passa l'uomo. Giuseppe Ungaretti, da Il Dolore, I Meridiani, p.236
Un piccolo margine
Non ti affezionare troppo a qualcosa né a qualcuno. Lascia sempre un piccolo margine, una piccola via di fuga (sicuramente ti servirà) tra te e la felicità.
Ecco che cosa resta
di tutta la magia della fiera: quella trombettina,
di latta azzurra e verde,
che suona una bambina camminando, scalza, per i campi.
Ma, in quella nota sforzata,
ci son dentro i pagliacci bianchi e rossi,
c’è la banda d’oro rumoroso,
la giostra con i cavalli, l’organo, i lumini.
Come, nello sgocciolare della gronda, c’è tutto lo spavento della bufera,
la bellezza dei lampi e dell’arcobaleno;
nell’umido cerino d’una lucciola che si sfa su una sfoglia di brughiera, tutta la meraviglia della primavera.
Corrado Govoni, Quaderno dei sogni e delle stelle.
Senza pretendere
La vita è una recita tutta da ricordare. Nessuna parte se non sai credere nessun ruolo se non sai attendere. La parte ognuno s'ha da scrivere senza alcunché pretendere.
Viaggiare con i libri… Emily Dickinson
Non esiste un vascello come un libro per portarci in terre lontane né corsieri come una pagina di poesia che s’impenna. Questa traversata la può fare anche un povero, tanto è frugale il carro dell’anima (Trad. Ginevra Bompiani).
Abbastanza
Un giorno, una sera La pioggia dirompente Il baratro L'ho visto davanti a me Non volevo crederci Abbastanza In un istante M'ha trapassato l'anima In un volo senza spinta Muto e profondo Abbastanza Da dissetarmi per sempre. Non ho mai abbastanza Da raccogliere la rabbia, il dolore, la speranza. Non Abbastanza Lutto di donna.
di B. Boschi, per gentile concessione.
100 anni e non sentirli…
Oggi la poetessa polacca Wisława Szymborska compie 100 anni, essendo nata il 2 luglio 1923 a Kornik. L’ho conosciuta il 9 febbraio 2000 perché ho segnato la data sul libro che mi è stato regalato quel giorno: Gente sul ponte edito da Scheiwiller. La poesia che quel giorno mi è stata letta era “Scrivere il curriculum”. Quella poesia è stata letta per aiutarci a non prenderci troppo sul serio. Credo che sia la cifra di molta poesia della poetessa polacca: prendere tutto come speciale e niente come veramente serio.
Se volete saperne qualcosa di più, Il Post ha pubblicato un articolo il giorno dopo la sua morte, il 1° febbraio 2012.
Cos’è necessario?
E’ necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.
E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e ricordi incerti in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio scoperto.
E’ la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.
Emily Dickinson

Emily Dickinson, Poesie, , Bompiani, p.19.
Toccarsi sembra un gesto semplice
Toccarsi
sembra un gesto semplice
e invece è una grande avventura,
significa varcare la frontiera
del visibile.
I corpi
sono sacri, sono arcaici.
Toccate e fatevi toccare,
togliete i confini, il filo spinato,
la fiamma dei vivi
è la vicinanza.
di Franco Arminio (AnimaMundiEdizioni)
La bellezza è ovunque
Così, passando per caso, in un posto freddo e senza storia, con una voce incongrua che obbliga ad andare a cercare la musica al di là del rumore, a rintracciare il senso. E poi la meraviglia che emerge piano piano, che scivola e si dispiega come si aprisse un’ala magica. E’ allora che emerge ciò che facciamo fatica a vedere: siamo circondati da così tanta bellezza, viviamo in così tanta bellezza…
Film americani
All'inizio del film le cose vanno molto bene oppure molto male. L'eroe all'inizio è uno sfigato oppure è un perfetto cittadino. Ad un certo punto succede qualcosa di totalmente aspettato. Poi ci sarà un inseguimento. Poi ci sarà una scazzottata. (In genere le conseguenze delle botte che si danno sono quasi nulle, è bene così). All'inizio l'eroe perde, ma poi vincerà, lo sappiamo. Prima o poi si dice "voglio tornare a casa". Prima o poi qualcuno dice a qualcun altro: "ti voglio bene". (Prima tutti fumavano, poi tutti bevevano, adesso meno) Lui dorme sempre nudo, estate inverno primavera autunno. Lei si alza la mattina e gira per casa sua con la camicia di lui. Lei cura le ferite a lui. (A volte, piccole conseguenze di scazzottate o incidenti). I personaggi subiscono eventi traumatici, ma loro psicologia non ne risente mai. C'è sempre la frase: "la mia famiglia", "non toccare la mia famiglia"! Quando un personaggio deve essere aggredito da destra guarda insistentemente a sinistra. Chi litiga all'inizio prima o poi si bacia. Se c'è una storia d'amore questa nasce sempre in modo molto semplice, si guardano ed è fatta. (E' bene così) Quando rovistano negli armadi o nei cassetti tirano via tutto. Quando parlano al telefono non si salutano né all'inizio né alla fine, nessuna frase di convenienza, mai. Si trova sempre parcheggio davanti al luogo in cui si deve andare. Le porte delle case sono sempre aperte o si aprono molto facilmente. Il cattivo tanto più è cattivo tanto più fa una morte orrenda (è così liberatorio!). Il buono comunque si salva anche se è sempre in pericolo, per contratto. Alla fine, finisce bene. L'ordine è ristabilito, anche se non è mai cambiato.
Frammenti di un vangelo apocrifo (scelta da MF)
3. Sventurato il povero di spirito, perché sotto terra sarà quello che è ora sulla terra.
(…)
5. Beati quelli che sanno che il patimento non è un segno di gloria.
(…)
7. Felice colui che non insiste nell’avere ragione, perché nessuno ha ragione o tutti l’hanno.
8. Felice colui che perdona gli altri e colui che perdona se stesso.
9. Beati i mansueti, perché non consentono alla discordia.
10. Beati coloro che non hanno fame di giustizia, perché sanno che la nostra sorte, avversa o benigna, è opera del caso, che è inscrutabile.
11. Beati i misericordiosi, perché la loro gioia risiede nell’esercizio della misericordia e non nella speranza di un premio.
(…)
13. Beati coloro che soffrono persecuzione a causa della giustizia, perché ad essi importa più la giustizia che il loro destino umano.
14. Nessuno è il sale della serra; nessuno, in qualche momento della sua vita, non lo è.
(…)
16. Non c’è comandamento che non possa essere trasgredito, anche quelli che io dico e quelli che i profeti dissero.
(…)
24. Non esagerare il culto della verità; non c’è uomo che alla fine d’una giornata non abbia mentito, a ragione, molte volte.
25. Non giurare, perché ogni giuramento è un’esagerazione.
(…)
27. Io non parlo di vendette né di perdoni; la dimenticanza è l’unica vendetta e l’unico perdono.
28. Fare il bene al tuo nemico può essere opera di giustizia e non è arduo; amarlo è impresa d’angeli e non di uomini.
29. Fare il bene al tuo nemico è il miglior modo di compiacere la tua vanità.
30. Non accumulare oro sulla terra, perché l’oro è padre dell’ozio e questo della tristezza e del tedio.
31. Pensa che gli altri sono giusti o lo saranno, e se non è così non è tuo l’errore.
(…)
33. Da’ quel ch’è santo ai cani, getta le tue perle ai porci; quel che importa è dare.
(…)
40. Non giudicare l’albero dai suoi frutti né l’uomo dalle sue opere; essi possono essere peggiori o migliori di quelli.
41. Nulla si edifica sulla pietra, tutto sulla sabbia, ma noi dobbiamo edificare come se la sabbia fosse pietra.
47. Felice il povero senza amarezza o il ricco senza superbia.
48. Felici i coraggiosi, coloro che accettano con animo uguale la sconfitta o la palma.
49. Felici coloro che serbano nella memoria parole di Virgilio o di Cristo, perché daranno luce ai loro giorni.
50. Felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare a meno dell’amore.
51. Felici i felici.
di Jorge Luis Borges, Tutte le poesie, (1923-1976), Rizzoli, p. 251
Promemoria sull’amore
La malattia d’ogni amore è il tempo
si dimentica, tra un subito e un per sempre,
la semplice eternità di un mentre.
di Max Franti
Noi siamo in quattro
Noi siamo in quattro
vecchi, sì, tutte e quattro:
io, la sorella, la Tonina, e il gatto.
Primo a morire, stamattina, e lui. Piccolissimo “fatto
del giorno”: non l’umano, ma il felino.
Anche questo è il destino:
è passata la morte e ha scelto il gatto.
di Marino Moretti, da Diario senza le date, 1974