Ennio Flaiano, autore (Tempo di uccidere, primo premio Strega, 1947) , sceneggiatore (La dolce vita, 8 e 1/2, giusto per citarne due), corsivista ( Diario Notturno), drammaturgo (Un marziano a Roma e altre farse) aforista, giornalista, documentarista, personaggio eclettico, insomma, che forse si sta perdendo un po’ e che qui ricordo per due racconti tanto geniali quanto inquietanti. Pubblicati nel 1970 i due racconti parlano di due metamorfosi: “quella di Lorenzo Adamante, arredatore e produttore cinematografico, (…) che a partire da una diffusa fama di omosessualità pare misteriosamente dissolversi nella relazione con Anna Bac. E quella di Liza Baldwin, la giovane ricca, bellissima, «certamente kennediana» eppure stanca e sull’orlo della nevrosi, con cui Giorgio Fabro, catapultato a New York per sviluppare il soggetto di un film, va a vivere: per scoprirla poi, con stupore, donna-cane”. (Dalla presentazione di Adelphi). Due racconti lungimiranti che oggi probablmente sarebbero impubblicabili, che costerebbero all’autore enormi difficoltà, una serie infinita di insulti e che Flaiano avrebbe molto probabilmente pubblicato lo stesso con un intento ancor più provocatorio. Il fatto è che questi due racconti sono stati molto importanti per me, a cominciare da una frase che ho letto qui e non so se è una citazione o che altro, perché emerge da una televisione impazzita: “Verrà la sera e sarete interrogati sull’amore. E Bach aveva venti figli”.