Richard Brautigan, da riprendere

Richard Brautigan
La casa dei libri
Marcos Y Marcos, 2003
tit. originale The Abortion: an Historical Romance, 1966 (1970)

Arrivo a questo autore attraverso un testo di Alessandro Baricco. Leggo, appena posso, tutti i libri che consiglia nel suo Una certa idea di mondo. I migliori 50 libri letti negli ultimi 10 anni (2002-2012). (Da leggere solo per come racconta i 50 libri). Dopo aver riletto per la quarta volta Il Gattopardo, dopo il bellissimo Napoleone a Mosca, ecco il turno di American Dust, di cui Baricco, scrive:”Romanzi del genere li riesci a scrivere solo se hai visto il fondo della sconfitta, o sei già morto: non sei capace di quella intensità mite, quella convalescente economia di parole se sei ancora vivo, o vincente. Per urlare così sottovoce, devi essere finito. Allora ti spetta una dolcezza che, in compenso, è infinita”.
American Dust è stato scritto nel 1980, quando RB era stato dimenticato e lui non si rassegnava alla irrilevanza. RB si è ucciso due anni dopo e in questo libro si sente un senso di morte palpabile. Ma non è affatto un libro triste, tutt’altro, è divertente, intelligente, delicato. Come scrive Baricco: “è un libro scritto con una leggerezza magnifica, e una tristezza che non è triste mai”. Quest’ultimo giudizio si adegua benissimo anche per l’altro libro, che poi è quello di cui volevo parlare, e che è stato scritto molto prima. Un libro di una leggerezza magnifica e di un assurdo realismo. Qui non è un bambino il protagonista, come in American Dust, ma un ragazzo giovane che diventa responsabile di una biblioteca tutta particolare dove chiunque abbia scritto qualsiasi cosa può portarla lì. E non è che ci sia il Dewey per la catalogazione, no, si scrive nome e cognome dell’autore, titolo del libro (La coltivazione dei fiori nelle stanze di albergo a lume di candela, è uno dei titoli di una autrice ottantenne) e poi l’autore lo colloca dove più gli piace… Ecco che si avvicendano personaggi strani, ma soprattutto sono strani il bibliotecario, che non esce mai, e la sua ragazza che vive con lui e che ad un certo punto vuole abortire e se ne va in Messico. E qui il punto. Tornate su a rileggere il titolo originale. L’ho messo apposta. La scelta del titolo italiano è in linea con la bizzarria delle traduzioni italiane dei titoli stranieri, ma è comprensibile perché il libro è stato pubblicato in Italia quarant’anni dopo e il tema dell’aborto non aveva più quel senso che aveva allora. (Esiste anche una edizione italiana con il titolo originale). Comunque, il motivo per cui lo consiglio è la scrittura: una scrittura asciutta, ingenua, semplice, divertente dove si intuisce una sofisticata attenzione alle parole, ai caratteri dei personaggi, alle situazioni buffe e struggenti, da far capire perché RB in un’epoca troppo remota è stato considerato un grande della letteratura americana. Poi è cambiato tutto. Ed è difficile, quando cambia tutto e tu rimani con le tue qualità appese e non sai più che farne.

A margine di La scomparsa di Stephanie Mailer di J. Dicker.

“Non vado matto per i gialli, odio i thriller. Lo dico serenamente e senza nessuna fierezza particolare. Semplicemente non fanno per me. Mi dà fastidio fisico trovarmi nella condizione, cara a molti, di divorare un libro per sapere come va a finire. Io trovo già abbastanza inelegante che i libri “vadano a finire”, figuriamoci se mi piace farmi tenere sulla graticola da uno che ci mette cinquecento pagine per dirmi il nome di chi ha tritato il parroco”.

E’ Alessandro Baricco che lo scrive in Una certa idea di mondo e mi è tornato in mente leggendo il libro di Joel Dicker, La scomparsa di Stephanie Mailer, La nave di Teseo, 2019, 708 pagine (altro che 500!). Va detto subito che io sono uno dei molti che amano farsi trascinare, divorare dal libro. Ma questo libro è talmente smaccato nel suo intento di tenerti lì che ad un certo punto osservavo solo il meccanismo. Il libro di Joel Dicker è un vero e proprio prodotto industriale. Baricco scriveva le righe di cui sopra introducendo la sua recensione (quel libro sono tutte recensioni) ai libri di Fred Vargas, La trilogia Adamsberg e basta aver letto quei libri per capire perché – uno che non ama i gialli – apprezzi Fred Vargas. E basta leggere Fred Vargas per capire cosa fa Joel Dicker. Gioca con i nostri bassi istinti, con la vanità e la curiosità impudica del lettore. A pagina 58 avevo capito il perno centrale del libro, avevo ipotizzato con ragionevole speranza il colpevole (è fatto apposta) e a quel punto sei in trappola.
Il libro è pura azione. Concatenazione meccanica e inarrestabile di azioni. Leggendolo ho costantemente avuto l’impressione di essere di fronte ad un prodotto pornografico: solo l’essenziale, nessuna complessità, nessuno spessore, nessuno sforzo, se non quello evidente (là degli attori, qui dello scrittore) di incastrare una trama complicatissima, piena di personaggi che interagiscono tra loro, dialoghi quasi fosse un testo teatrale. Personaggi senza alcuna profondità che si alternavano come dei reels sullo scrolling di Instagram. Evidentemente un prodotto d’intrattenimento adatto ai tempi. 700 pagine che nel momento esatto in cui chiudi il libro scompaiono dal tuo orizzonte. Non rimane nulla, se non la perturbante impressione di aver fatto qualcosa di male per te, come se fossi ricaduto in una qualche forma di vizio deleterio senza riuscirvi a resistere. Quando si dice un prodotto di consumo, beh, eccolo qua, perfetto nella sua forma e sostanza. A suo modo encomiabile, in un certo senso non banale nella sua ricercata banalità. Ah, alla fine il colpevole non era quello che avevo immaginato.

Cinque libri del 2019. Piccolo contributo alla lettura.

Come usa, di questi tempi, anche io  segnalo alcuni libri letti quest’anno. E’ il mio piccolo contributo alla diffusione della lettura.


Momenti fatali, Stefan Zweig, Adelphi, 2007 (1927). (Racconti)
Stefan Zweig è un magnifico scrittore, che scrive in modo semplice e suggestivo. Quest’anno ho letto diversi libri suoi (biografie, soprattutto: Magellano, Montaigne, Cicerone…) ma questo libro è particolare. Racconta di tanti piccoli importanti episodi, decisivi, nella storia dell’umanità. Tante piccole grandi storie che è bene ricordare.


Roderick Duddle, Michele Mari, Einaudi, 2014. (Romanzo)
Michele Mauri è un autore unico in Italia. In questo romanzo, scritto come fosse un autore dell’Ottocento,  racconta la storia rocambolesca e intrigante di un bambino usato per guadagnare un’eredità.


The Game, di Alessandro Baricco, Einaudi, 2018. (Saggio).
Alessandro Baricco (Dio lo preservi solo per aver scritto Emmaus!)  ha una visione originale, non apocalittica e non integrata, di ciò che sta accadendo, con Internet e l’avvento digitale, nella nostra società. Pieno di spunti interessanti.


Il libro dell’acqua, Eduard Limonov, Alet, 2011.(Autobiografia)
Ho conosciuto Limonov grazie alla straordinaria biografia che ne fa Emmanuel Carrère (Limonov, Adelphi, 2012). Il libro d’acqua è un’autobiografia dello stesso Limonov, scritta quando era in carcere, nella quale ripercorre la propria vita attraverso i mari, i fiumi, i laghi, in cui si è immerso. Originale.


Altan Terapia, Altan, Salani Editore, 2015.
Altan. Francesco Tullio Altan è, senza iperbole, il più grande filosofo, sociologo e politologo italiano. In una vignetta condensa saggi, ricerche, statistiche, umori. Io lo leggo e lo rileggo, insieme ai Peanuts, tutto l’anno e tutti gli anni. E’ una terapia, appunto. Un ottimo self help.