L’amore che dorme

Non ricordo minimamente quando comprai White Album o Doppio bianco o, meglio, The Beatles, un album che racchiude pezzi meravigliosi e ho sempre considerato una sorta di campionario della musica pop dei successivi 20 anni… Lo custodisco gelosamente e ho un giradischi solo per ascoltare il suo frusciante rigato vinile. Di tutti i brani in quell’album questo, While My Guitar Gently Weep è sicuramente il più intenso, dolente, magico. Questo video riproduce una cover fatta in onore di George Harrison nel 2004 quando è entrato nella Rock & Roll Hall of Fame. Il pezzo di Prince è un grande omaggio a Eric Clapton e a George Harrison che hanno creato questo pezzo. Poi dovrei dire qualcosa di intelligente, emozionante, narrativo, forse evocante su un pezzo che parla dell’amore che dorme in ognuno di noi e non si esprime abbastanza, abbastanza non si dispiega. Poi penso che attorno a questo pezzo, ci sta bene il silenzio e il libero movimento di ogni parte del corpo.

Vi guardo tutti, vedo l’amore che dorme dentro/ Mentre la mia chitarra piange piano/ Guardo il pavimento e vedo che ha bisogno di pulizia / Ma la mia chitarra piange ancora piano / Non so perché nessuno vi abbia detto / Come dispiegare il vostro amore / Non so come qualcuno vi abbia controllato / Vi hanno comprati e venduti / Guardo il mondo e noto che gira / Mentre la mia chitarra piange piano Con ogni errore, sicuramente impariamo / Ma la mia chitarra piange piano, sì / Non so come siate stati sviati / Siete stati ingannati, anche voi / Non so come siate stati corrotti / Nessuno vi ha avvisato / Vi guardo tutti, vedo l’amore che dorme / Perché la mia chitarra piange piano / (Guardo) vi guardo tutti / Ma la mia chitarra piange ancora piano Sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì Oh, ooh

La musica e la bellezza

Se il divino avesse una forma visibile, questa sarebbe la musica. Ogni forma di musica. E se c’è una musica che ascolto da 40 anni, e che associo al divino, questa è quella dei Pink Floyd che considero alla stessa stregua di Bach, Beethoven, Mozart. E se c’è un album che ha segnato la mia vita e dal ’73, quando uscì, e la fine degli anni ’70 quando lo ascoltai probabilmente per la prima volta, questo è The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd (ai quali Michele Mari ha dedicato uno strano romanzo). Da anni lo ascolto (senza sapere nemmeno bene cosa dice, in gran parte) e penso che mi abbia segnato, musicalmente parlando, in modo irrimediabile.

Questo brano (The Great Gig in the Sky) ha una storia particolare. La voce nell’album è di Clare Torry, e fu una delle tante persone che contribuì alla bellezza di questo album (tipo Alan Parsons) ricavandone, all’epoca, poche sterline.

Stasera sono capitato su questa registrazione. Mi sono ricordato che ha che vedere con la morte e ho pensato, ancora una volta, che, nella musica, anche la morte sa trovare la propria bellezza.

La bellezza è ovunque

Così, passando per caso, in un posto freddo e senza storia, con una voce incongrua che obbliga ad andare a cercare la musica al di là del rumore, a rintracciare il senso. E poi la meraviglia che emerge piano piano, che scivola e si dispiega come si aprisse un’ala magica. E’ allora che emerge ciò che facciamo fatica a vedere: siamo circondati da così tanta bellezza, viviamo in così tanta bellezza…