
di Max Franti, Kruger Park, estate 2012
Autore, collettore
di Max Franti, Kruger Park, estate 2012
Sai, oggi leggevo ad alta voce e ad un tratto, perentoria, come un odore forte e acerbo, ti ho sentita in gola. Sopraffatto, il libro è diventato troppo pesante, lo sguardo è fuggito oltre la finestra e si è rattristato lungo la linea dell’orizzonte.
E’ così. Mi devo rassegnare. Il ricordo di te ritorna, tenace, testardo come un bambino. Sprazzi di ciò che ha il solo difetto di non essersi esaurito con lo stesso tempismo delle mie parole, con la stessa perentorietà dei miei atti. E’ rimasto al di sotto delle risibili decisioni e degli aridi timori, è sopravvissuto all’assenza e ai soliti tramonti, ha resistito alle piogge e ai visi che dappertutto si moltiplicano. Non saprei dirti nemmeno di cosa è fatto. Potrei dire delle tue mani, della tua bocca, potrei dire della tenacia, del tuo sguardo su di me, dell’ostinazione del tuo silenzio su di te, oppure della dolcezza, semplice, del tuo ascolto. C’è qualcosa, che come vedi, colpevole, non so rassegnarmi a dimenticare.
Eppure il campionario dei ricordi che ho contempla brutti momenti, cattiverie, occhi lividi e una lontananza rimasta inspiegata. Tutta questa parte è ricca di dettagli, è vero. Lo scempio dei miei atti, il fragore della mia insicurezza, l’oppressione della mia gravità sono sempre là, vividi. Mi inseguo in notti paludose, e senza tregua cerco un bilancio meno crudele.
E’ stupido che io sia qui irresoluto a parlarti di monete che non hanno più corso, di reliquie, di feticci. Non so perché non riesco a chiudere questa porta. Spero saprai perdonare quest’improvvisa ingerenza. Ma qualcosa in me si apre e si chiude senza sosta come una finestra esposta al vento. Poi, ed è questo che alla fine volevo dirti, una risolutiva illuminazione è sopravvenuta mentre guardavo la fila delle case all’orizzonte. Ciò che ci accomuna è riposto in un unico scrigno, è fatto di parole semplici e per questo ci è sempre sfuggito.
da La resa, di Max Franti, 2014
Un ottantenne britannico si risveglia dopo un ictus e parla gallese, lingua da lui conosciuta a malapena, eccezion fatta per alcune parole imparate all’epoca della seconda guerra mondiale durante un periodo trascorso come sfollato in Galles. E’ il caso di Alun Morgan che, come riporta la Bbc, stava guardando le notizie in tv all’ora di pranzo a casa sua a Bath, nel Sommerset, quando ha perso i sensi colpito da un ictus che gli ha causato un’afasia, ossia una forma di alterazione del linguaggio. Quando in ospedale Alun ha ripreso a parlare sono rimasti tutti a bocca aperta perchè anzichè esprimersi in inglese lo faceva in gallese. La spiegazione di quanto accaduto all’anziano signore inglese potrebbe darla la cosiddetta “sindrome dell’accento straniero”, una rarissima disfunzione neurologica rilevata in persone colpite da ictus o traumi cranici, in seguito alla quale al risveglio i pazienti parlano una lingua sconosciuta o con un accento diverso. Dal 1941 al 2010 sono stati recensiti in letteratura scientifica solo una cinquantina di casi.
dall’archivio de La Repubblica
Forse non è per la verità che dipingi.
I colori trapassano il sottile emisfero del vero.
Le linee lo stravolgono e lo ripropongono un po’ stupito.
Si resta sognanti ed interdetti di fronte a ciò che offre la tela.
Non è per la verità che bisognerebbe combattere, impegnarsi, creare.
Ma per essere, finalmente, autentici.
di Max Franti, tratto dallo spettacolo “Equilibrio” (2009-2010)
“Un teatro buio deve rendere visibile anche la luce di una sola candela. Ma a prescindere da quanta oscurità si aggiunga – per esempio, ampliando il teatro – essa non potrà mai spegnere la Luce.”
da Yehuda Berg, Il potere della Kabbalah. Una tecnologia per l’anima, TEA, 2005, p. 266.
Ultimamente ho letto alcuni testi che vorrei condividere.
In ordine di lettura:
Gli aquiloni, di Romain Gary (Neri Pozza, 2017 (1980))
Prima di questo ho letto Cane Bianco e ancor prima ho riletto Clair de femme. E poi ho riletto La promessa dell’alba e La notte sarà calma… insomma Roman Gary è uno dei miei autori preferiti. Un romanzo intenso, commovente, lucido, intelligente come solo Gary sa essere. Un romanzo, l’ultimo della sua vita, su due ragazzi che si amano e crescono prima, durante e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Se vuoi saperne di più leggi qui.
Civilizzazioni, di Laurent Binet (La Nave di Teseo, 2020)
Le ucronie mi piacciono molto. A cominciare dalla Svastica nel sole Di Philip K. Dick, da cui è stata tratta la serie The man in high castle su Prime Video (il titolo originale in inglese anche del libro) su come sarebbe stato il mondo se avessero vinto i tedeschi e i giapponesi a questa di Laurent Binet, dove gli Inca invadono l’Europa, dando così, a suo modo, una risposta alla domanda che hanno posto a Jared Diamond, “Perché gli europei hanno invaso l’America e non viceversa?” da cui Diamond ha tratto il libro, consigliatissimo, Armi, acciaio e malattie (Einaudi).
HHhH, Il cervello di Himmler si chiama Heydrich, di Laurent Binet (Einaudi, 2014 (2011)). Questo saggio-romanzo sull’attentato a Reinhard Heydrich, la bestia bionda, la mente dietro la Soluzione Finale, uomo di atroce efficienza è un testo molto interessante non solo per la storia che racconta, che di per sé è già tanta roba, ma per il modo in cui la racconta. Binet mette in scena il processo di costruzione del saggio, diventando parte della storia stessa. Se vuoi saperne molto di più e averne una lettura molto più professionale e approfondita, vai alla recensione di Wu Ming 2.
Il più grande criminale di Roma è stato amico mio, di Aurelio Picca (Bompiani, 2020). Adoro Picca. Il suo Arsenale di Roma distrutta (Einaudi, 2018) è una meraviglia tragica e dolente. Imprescindibile per capire Roma. Ma ho bevuto ognuno dei suoi romanzi. I suoi testi sono vivi, reali eppure così profondamente immaginari, con la sua scrittura ricca, originale, poetica. Questo ultimo suo romanzo parla sostanzialmente di Laudovino de Sanctis, (Lallo lo Zoppo per chi ha visto Romanzo Criminale) della Banda della Magliana. Ma anche di molto altro, come sempre. Parla di amore, di fascino per il male, di pietà, di vendetta e poi di un’epoca. E lo fa a suo modo, mescolando poesia, atti processuali, racconto, vita. Se vuoi saperne di più leggi questa recensione di Paolo Fallai sul Corriere.
I cieli, di Sandra Newman (Ponte alle Grazie, 2019)
Infine, questo romanzo che dire “strano” è dire poco. Un romanzo poetico, scritto in modo originale, a frammenti, con immagini vivide riassunte in una frase e che racconta una storia di follia e di viaggi nel tempo, attraversato da una tristezza che solo alla fine si comprende. Eppure divertente a suo modo, spiazzante e pieno di suspence. Potrebbe non piacere a tutti.
Le monete, il bastone, il portachiavi,
la pronta serratura, i tardi appunti
che non potranno leggere i miei scarsi
giorni, le carte da gioco e la scacchiera,
un libro e tra le pagine appassita
la viola, monumento d’una sera
di certo inobliabile e obliata,
il rosso specchio a occidente in cui arde
illusoria un’aurora. Quante cose,
atlanti, lime, soglie, coppe, chiodi,
ci servono come taciti schiavi,
senza sguardo, stranamente segrete!
Dureranno piú in là del nostro oblio;
non sapran mai che ce ne siamo andati.
di Jorge Luis Borges, Tutte le poesie, (1923-1976, Rizzoli, p.231
“Non si celebrerà mai abbastanza il potere degli occhi chiusi”
Tratto da Romain Gary, Gli aquiloni, Neri Pozza, p. 191.
Chi è amico di se stesso è amico di tutti
Seneca
di Max Franti, Oceano Pacifico, California, 2017
Non posso comprendere tutto ciò che sono
Agostino d’Ippona, filosofo, (354-430)
In questa notte d’autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.
Dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.
Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini.
Nazim Hikmet
aria di sale e mirto
ombre fruscianti di eucalipti
amerò l’estate e amerò l’inverno
il tempo è stupore
o non esiste
di Michele Di Tonno, 2019 (per gentile concessione dell’autore. Il quadro è suo).
Come usa, di questi tempi, anche io segnalo alcuni libri letti quest’anno. E’ il mio piccolo contributo alla diffusione della lettura.
Momenti fatali, Stefan Zweig, Adelphi, 2007 (1927). (Racconti)
Stefan Zweig è un magnifico scrittore, che scrive in modo semplice e suggestivo. Quest’anno ho letto diversi libri suoi (biografie, soprattutto: Magellano, Montaigne, Cicerone…) ma questo libro è particolare. Racconta di tanti piccoli importanti episodi, decisivi, nella storia dell’umanità. Tante piccole grandi storie che è bene ricordare.
Roderick Duddle, Michele Mari, Einaudi, 2014. (Romanzo)
Michele Mauri è un autore unico in Italia. In questo romanzo, scritto come fosse un autore dell’Ottocento, racconta la storia rocambolesca e intrigante di un bambino usato per guadagnare un’eredità.
The Game, di Alessandro Baricco, Einaudi, 2018. (Saggio).
Alessandro Baricco (Dio lo preservi solo per aver scritto Emmaus!) ha una visione originale, non apocalittica e non integrata, di ciò che sta accadendo, con Internet e l’avvento digitale, nella nostra società. Pieno di spunti interessanti.
Il libro dell’acqua, Eduard Limonov, Alet, 2011.(Autobiografia)
Ho conosciuto Limonov grazie alla straordinaria biografia che ne fa Emmanuel Carrère (Limonov, Adelphi, 2012). Il libro d’acqua è un’autobiografia dello stesso Limonov, scritta quando era in carcere, nella quale ripercorre la propria vita attraverso i mari, i fiumi, i laghi, in cui si è immerso. Originale.
Altan Terapia, Altan, Salani Editore, 2015.
Altan. Francesco Tullio Altan è, senza iperbole, il più grande filosofo, sociologo e politologo italiano. In una vignetta condensa saggi, ricerche, statistiche, umori. Io lo leggo e lo rileggo, insieme ai Peanuts, tutto l’anno e tutti gli anni. E’ una terapia, appunto. Un ottimo self help.
Mia moglie, quando la conobbi, mi diede un ritaglio di giornale. Era una storia o forse era una forma di avvertimento? Un aiutino? O, semplicemente, il segreto di ogni rapporto umano? Scegli tu.
Quand’era giovane, Re Artù uccise un cerbiatto nella terra di un altro re, che per questo lo condannò a morte offrendogli però una chance di salvezza: “Se risponderai a un quesito che nessuno mai nel mio regno è riuscito a risolvere, sarai libero. Hai un anno di tempo”. “Accetto. Qual è la domanda?”. “Questa: che cosa vuole una donna?”. Artù tornò nel suo regno e cominciò a interrogare donne di ogni tipo, ma nessuna gli dava una risposta soddisfacente. Stava per desistere, quando pensò di interpellare una vecchia strega. “Ti risponderò, disse lei, ma in cambio voglio sposare Gwynn”. “Non te lo posso promettere, ma glielo chiederò”. Gwynn, uno dei più nobili cavalieri del reame, accettò di salvare il suo re sposando la strega. “Ora puoi rispondermi”, le disse Artù. “Quello che una donna vuole è essere padrona della propria vita”. Artù lo riferì al re nemico che gli fece grazia della vita. Nel frattempo, durante la prima notte di nozze, Gwynn si ritrovò fra le braccia una creatura stupenda: “Cosa succede?”, chiese. “Visto che mi hai dimostrato rispetto, ogni notte io diventerò per te una donna bellissima, ma continuerò ad essere una strega di giorno. O viceversa, come vuoi”. “Scegli tu”, le disse Gwynn. E fu così che lei decise di rimanere bella di giorno e di notte.
C’è gente che ci passa la vita che smania di ferire: dov’è il tallone gridano dov’è il tallone, quasi con metodo sordi applicati caparbi. Sapessero che disarmato è il cuore dove più la corazza è alta tutta borchie e lastre, e come sotto è tenero l’istrice. Nelo Risi da “Pensieri elementari”, “Lo Specchio” Mondadori, 1961
riso
ombre
cos’è un uomo
se non rughe
acqua e oro
grattato alla terra
di Michele Di Tonno, 2019 (per gentile concessione dell’autore. Il dipinto è suo).
Wikiradio, l’enciclopedia di RadioTre. Un evento, un personaggio, un’opera al giorno per scoprire, sapere, conoscere.
C’è una trasmissione, tra le tante di Radio3, che amo e che segnalo per coloro che non la conoscessero ancora. Si chiama WIKIRADIO e riprende il concetto di enciclopedia del sapere in pillole. Ogni giorno, alle 14, 20 minuti dedicati ad un evento, un personaggio, un film, un’opera artistica o architettonica collegato a quel giorno. Chi racconta in genere è un noto esperto della materia. Si ascolta sempre con grande piacere e facilità. Si fanno bellissime scoperte.
Vai alla pagina dei podcast in cui puoi trovare tutto quanto pubblicato dal 2012 ad oggi. Buon divertimento!
di Max Franti, Pianura padana.
Ciò che so demolisce ciò che voglio.
Marco Meschini, Psicologo