La bicicletta di Cassius Clay

Ieri erano 50 anni dall’incontro di boxe più importante tra Muhammad Alì e George Foreman. Era il 30 ottobre 1974 e erano le 3 del mattino a Kinshasa, allora Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo. The Rumble in the Jungle. Il rombo nella jungla. Ho iniziato a leggere The Fight di Norman Mailer, ritradotto e rieditato da La nave di Teseo, che racconta quei giorni e non solo. Un incontro tra due giganti della boxe e non solo. E’ stato un incontro di boxe epico. Per questo rimetto qui un racconto che ho scritto su Cassius Clay non ancora Muhammad Alì.

Ho sempre amato Muhammad Ali. E’ stato qualcosa d’importante per tantissime persone. Negli Stati Uniti, per gli afroamericani, per i musulmani  ed anche per noi, alla periferia dell’Impero. Non credo che sia stato un pugile perfetto, tutt’altro: ha combattuto troppo e male, ha esagerato spesso. Ma è stato molto più che un pugile. E’ stato un simbolo. Ha impersonato il “riscatto” come nessun altro prima e forse dopo. In un mondo sempre più complesso e astratto, la sua epica è stata esemplare. Così come la sua parabola. Qualche tempo fa ho scritto un racconto su di un episodio della sua vita molto famoso, che mi era rimasto in mente perché mi pareva significativo di qualcosa. L’episodio della bici è vero, tutto il resto è inventato, più o meno.

Ladri di biciclette, di Max Franti, 2015.

Anche i romanzi parlano

Il motivo per cui ho acquistato e letto questo libro è che ho capito che anche il romanzo, in esso, aveva una voce. Credo sia la prima volta, almeno per me, che incontro un romanzo – tratto pare da una storia vera, ma non ho controllato – nel quale il romanzo stesso, come oggetto, ha una sua propria voce, interviene, commenta, avverte. In questo periodo m’interessano quegli oggetti-romanzi-saggi-non si capisce bene cosa siano- che non appartengono a dalle categorie affermate, o ne incrociano molte. Visto come ho scritto su Van Gogh, si dovrebbe capire perché. Cerco complici.

Per il resto, il romanzo breve di Aramburu, nonostante la drammaticità di ciò che racconta, conserva una sua leggerenza felice, un modo di raccontare semplice, con diverse voci – tra cui quella del romanzo stesso – che si alternano a costruire un momento particolare della vita di una famiglia e anche di una comunità. Non è consigliato per chi è sensibile ai lutti. Io stesso non lo avrei letto se non fosse per questa invenzione letteraria che mi ha incuriosito. Da capire il finale.