Se il divino avesse una forma visibile, questa sarebbe la musica. Ogni forma di musica. E se c’è una musica che ascolto da 40 anni, e che associo al divino, questa è quella dei Pink Floyd che considero alla stessa stregua di Bach, Beethoven, Mozart. E se c’è un album che ha segnato la mia vita e dal ’73, quando uscì, e la fine degli anni ’70 quando lo ascoltai probabilmente per la prima volta, questo è The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd (ai quali Michele Mari ha dedicato uno strano romanzo). Da anni lo ascolto (senza sapere nemmeno bene cosa dice, in gran parte) e penso che mi abbia segnato, musicalmente parlando, in modo irrimediabile.
Questo brano (The Great Gig in the Sky) ha una storia particolare. La voce nell’album è di Clare Torry, e fu una delle tante persone che contribuì alla bellezza di questo album (tipo Alan Parsons) ricavandone, all’epoca, poche sterline.
Stasera sono capitato su questa registrazione. Mi sono ricordato che ha che vedere con la morte e ho pensato, ancora una volta, che, nella musica, anche la morte sa trovare la propria bellezza.