
di Max Franti, Roma, Piazza Santa Maria Maggiore.
Autore, collettore
di Max Franti, Roma, Piazza Santa Maria Maggiore.
Stati d’animo: gli addii – prima versione- 1911 (MoMa, New York)
Stati d’animo: quelli che vanno – prima versione- 1911 (MoMa, New York)
Stati d’animo: quelli che restano – prima versione- 1911 (MoMa, New York)
Tra le opere d’arte che mi hanno sempre colpito e ispirato c’è il trittico dipinto da Boccioni nel 1911. Soprattutto la prima versione, più semplice, quasi naif. La pittura, così come la scultura, di Boccioni mi ha sempre colpito molto. Al netto della retorica futurista, abbandonabile, ciò che resta di questo pittore-scultore, morto troppo presto e per una guerra tanto esaltata quanto crudele, sono opere memorabili che lasciano un segno inconfondibile.
La bella confusione, di Francesco Piccolo (Einaudi) è la storia, incrociata, di due film che uscirono lo stesso anno, il 1963: Il Gattopardo, Otto e mezzo. La storia di una rivalità durata poco più di un decennio, o forse per sempre, tra Federico Fellini e Luchino Visconti. La storia della lavorazione dei film che avevano diversi punti in comune, quello da cui Piccolo parte, la presenza contemporanea di Claudia Cardinale sui due set. La storia di due film e due autori agli antipodi che in questi film fanno un periplo tale da confluire nella stessa visione della vita. Due film che hanno segnato la storia del cinema, la nostra storia culturale e non solo e che sono stati fatti nello stesso periodo dove già tutto sembrava compromesso. Due film che segnano l’apice del cinema italiano nel mondo come non sarà più. Un libro scritto in prima persona, un documentario narrativo come lo definisce l’autore. Se si amano questi due film, se si amano Fellini e Visconti o personaggi come Suso Cecchi D’Amico, Ennio Flaiano, Ettore Giannini, Nino Rota e tanti altri che hanno fatto la storia di questi film e la storia del cinema (ci sono anche Claudia Cardinale, da cui la storia prende le mosse, Marcello Mastroianni, Sandra Milo, Giulietta Masina…) questo libro vi catturerà e sarà come entrare dentro un altro film, un altro mondo, quello misterioso, caciarone, imprevedibile, del fare cinema, un’arte alle prese con la vita, alle prese con la necessità di riprodurre la vita nonostante tutto. Un’arte che rende bella la confusione.
Di tutto questo libro pieno di storie, di aneddoti gustosi, di umanità, di cattiveria feroce e inutile, voglio ritenere il fatto che Fellini in quel periodo e per molti anni ancora aveva (almeno) tre relazioni sentimentali importanti: Giulietta, Anna, Sandra. Tre donne innamorate che nonostante tutto – probabilmente sapevano delle altre – restano lì, attaccate a lui. Il che a me pare sufficiente per scrivere un’altra storia altrettanto affascinante che tutte quelle raccontate nel libro. Un uomo che – non so con quale animo e di questo sarebbe affascinante raccontare – ha tre relazioni e passa dall’una all’altra e viene sopportato da tre donne che – almeno una di loro, Giulietta, ogni tanto lo insulta, lo maltratta, lo infama davanti a tutti (Tu non sei un uomo, gli dice davanti agli amici imbarazzati). E lui non fa nulla. E lei non fa più di quello. Quale curiosità e quale energia, quale capacità di non sentire le sue donne, le loro rabbie, il loro dolore, quale capacità di perseguire se stesso bisogna avere per condurre una vita così? E che relazione c’è tra questa incapacità (o capacità) e l’arte che si mette in scena? Quale confusione occorre far finta di non sentire per vivere su piani così diversi e nello stesso tempo restarci dentro? Questa confusione e l’arte insieme? E’ giusto giudicare la persona e dimenticarsi l’artista? O viceversa? Sembra che l’arte (forse anche la vita) abbia bisogno di molta “confusione” per emergere e la cosa bella di questo libro è che la racconta tutta questa confusione, questa umanità per niente risolta, tranquilla, felice. Sembra che tutto congiuri affinché si accetti la vita com’è, mentre tutti si battono per vivere qualcos’altro, essere risolti, sereni, felici. Invece, come dice Guido (Mastroianni) alla fine di Otto e mezzo, forse è un’altra la direzione da prendere, più difficile, meno ideale: imparare a stare nella confusione e dire “come è giusto accettarvi, amarvi… La vita è una festa, viviamola insieme… accettami così come sono, se puoi. E’ l’unico modo per tentare di trovarci”.