(Ir)riflessioni

Siamo in campagna elettorale. Esco di casa di buon’ora. Cammino lungo il marciapiede e vedo un poster nuovo che il giorno prima non c’era. Dice: Non vi votiamo perché… e c’è un elenco di motivi per cui non li votano. È arrabbiato, duro, deciso.  

Guardo meglio. Il poster è stato attaccato con la colla dove non si possono attaccare manifesti di nessun genere. È un muro privato di una persona che adesso dovrà pulire via il poster. Probabilmente sarà altrettanto arrabbiato, duro e deciso. Rifletto, ma nemmeno troppo: un manifesto illegale e irrispettoso protesta contro la classe politica irrispettosa e illegale. Una persona sconosciuta ne pagherà le conseguenze, probabilmente in silenzio. Mi pare una meravigliosa metafora di tante cose e mi riprometto di scriverne. Mentre sorrido ancora di tutta l’ironia della cosa, mi avvio verso l’altra parte, attraversando in mezzo alla strada. Un signore un po’ in là con gli anni, alla guida di una macchina, mi suona arrabbiato, probabilmente perché sto attraversando dove non si può. Gli faccio un cenno di scuse e mi accorgo che viaggia senza aver allacciato le cinture.  E così via. 

di Max Franti, da La resa. Racconti, 2014.

Il gioco e il massacro, di Ennio Flaiano

Ennio Flaiano, autore (Tempo di uccidere, primo premio Strega, 1947) , sceneggiatore (La dolce vita, 8 e 1/2, giusto per citarne due), corsivista ( Diario Notturno), drammaturgo (Un marziano a Roma e altre farse) aforista, giornalista, documentarista, personaggio eclettico, insomma, che forse si sta perdendo un po’ e che qui ricordo per due racconti tanto geniali quanto inquietanti. Pubblicati nel 1970 i due racconti parlano di due metamorfosi: “quella di Lorenzo Adamante, arredatore e produttore cinematografico, (…) che a partire da una diffusa fama di omosessualità pare misteriosamente dissolversi nella relazione con An­na Bac. E quella di Liza Baldwin, la giovane ricca, bellissima, «certamente kennediana» eppure stanca e sull’orlo della nevrosi, con cui Giorgio Fabro, catapultato a New York per sviluppare il soggetto di un film, va a vivere: per scoprirla poi, con stupore, donna-cane”. (Dalla presentazione di Adelphi). Due racconti lungimiranti che oggi probablmente sarebbero impubblicabili, che costerebbero all’autore enormi difficoltà, una serie infinita di insulti e che Flaiano avrebbe molto probabilmente pubblicato lo stesso con un intento ancor più provocatorio. Il fatto è che questi due racconti sono stati molto importanti per me, a cominciare da una frase che ho letto qui e non so se è una citazione o che altro, perché emerge da una televisione impazzita: “Verrà la sera e sarete interrogati sull’amore. E Bach aveva venti figli”.