Illusioni. Le avventura di un messia riluttante

Dopo il grande successo del Gabbiano Jonathan Livigston, Bach si cimenta con un’altra storia di crescita personale. Questa volta il protagonista è un pilota di aereo (il biplano, tanto caro a Bach) che porta le persone a spasso per aria e che un giorno incontro un collega molto particolare, Shimoda. Questi sembra non fare alcuna fatica, l’aereo sempre pulito, ma anche una malinconia di fondo e soprattutto possessore di un manuale che, alla fine, rimane al nostro protagonista. Sfogliandolo trova frasi lapidarie come: “Per vivere bene, bisogna sacrificare la noia. E non sempre è un facile sacrifico”. È il manuale per diventare messia. Ma Shimoda ha altri piani. L’ho letto la prima volta nel 1980, trovato per caso, su una bancarella di Pesaro. Mi accompagna da una vita. In fondo, molti di noi non hanno voglia di diventare ciò che possono.

Frammenti di un vangelo apocrifo (scelta da MF)

3. Sventurato il povero di spirito, perché sotto terra sarà quello che è ora sulla terra.
(…)
5. Beati quelli che sanno che il patimento non è un segno di gloria.
(…)
7. Felice colui che non insiste nell’avere ragione, perché nessuno ha ragione o tutti l’hanno.
8. Felice colui che perdona gli altri e colui che perdona se stesso.
9. Beati i mansueti, perché non consentono alla discordia.
10. Beati coloro che non hanno fame di giustizia, perché sanno che la nostra sorte, avversa o benigna, è opera del caso, che è inscrutabile.
11. Beati i misericordiosi, perché la loro gioia risiede nell’esercizio della misericordia e non nella speranza di un premio.
(…)
13. Beati coloro che soffrono persecuzione a causa della giustizia, perché ad essi importa più la giustizia che il loro destino umano.
14. Nessuno è il sale della serra; nessuno, in qualche momento della sua vita, non lo è.
(…)
16. Non c’è comandamento che non possa essere trasgredito, anche quelli che io dico e quelli che i profeti dissero.
(…)
24. Non esagerare il culto della verità; non c’è uomo che alla fine d’una giornata non abbia mentito, a ragione, molte volte.
25. Non giurare, perché ogni giuramento è un’esagerazione.
(…)
27. Io non parlo di vendette né di perdoni; la dimenticanza è l’unica vendetta e l’unico perdono.
28. Fare il bene al tuo nemico può essere opera di giustizia e non è arduo; amarlo è impresa d’angeli e non di uomini.
29. Fare il bene al tuo nemico è il miglior modo di compiacere la tua vanità.
30. Non accumulare oro sulla terra, perché l’oro è padre dell’ozio e questo della tristezza e del tedio.
31. Pensa che gli altri sono giusti o lo saranno, e se non è così non è tuo l’errore.
(…)
33. Da’ quel ch’è santo ai cani, getta le tue perle ai porci; quel che importa è dare.
(…)
40. Non giudicare l’albero dai suoi frutti né l’uomo dalle sue opere; essi possono essere peggiori o migliori di quelli.
41. Nulla si edifica sulla pietra, tutto sulla sabbia, ma noi dobbiamo edificare come se la sabbia fosse pietra.
47. Felice il povero senza amarezza o il ricco senza superbia.
48. Felici i coraggiosi, coloro che accettano con animo uguale la sconfitta o la palma.
49. Felici coloro che serbano nella memoria parole di Virgilio o di Cristo, perché daranno luce ai loro giorni.
50. Felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare a meno dell’amore.
51. Felici i felici.

di Jorge Luis Borges, Tutte le poesie, (1923-1976), Rizzoli, p. 251