Ho finito da qualche giorno questo libro, Compulsion, di Meyer Levin. È il racconto di un reale omicidio commesso “per gioco”, da due ragazzi. Una storia che ha ispirato Alfred Hitchcock per il film Nodo alla gola e che l’autore ha seguito personalmente all’epoca dei fatti (1924) ancora diciottenne. Anzi, gli assassini erano suoi amici. Il testo è notevole non solo per l’accurata ricostruzione che, nonostante sia nota la fine, cattura l’attenzione, ma soprattutto per la ricostruzione psicologica, psicanalitica delle motivazione dei ragazzi. Dati per condannati a morte, il romanzo racconta come e perché alla fine quella condanna è parsa fuori luogo. Si tratta di una finissima ricostruzione freudiana che mette in risalto il ruolo dell’incoscio nella nostra vita. Un libro scritto negli anni ’50 quando questo genere era ancora poco frequentato e che viene annoverato tra i migliori di sempre. Leggere se si ha voglia di entrare nella complessa psicologia di due ragazzi la cui (pessima) educazione emotiva (e sessuale), nonostante la ricchezza e l’intelligenza, ha generato mostri.
Compulsion
