Ricordare

“Senza le memorie che tengono insieme la mia vita non avrei la consapevolezza di aver vissuto e perderei il senso e la ragione del mio agire quotidiano. Ho bisogno della memoria del mio passato per muovermi con sicurezza e coerenza nel presente, ricca delle motivazioni che hanno determinato le mie scelte. La memoria mi definisce, mi fa sentire in armonia con il tempo e con gli altri di cui conosco l’esistere per essere anch’essi parte della memoria. “Ricordo, dunque sono” dico per assurdo. Scrivere le proprie esperienze credo sia un dovere civile per chiunque abbia da testimoniare del suo tempo”.

Carla Capponi, Con cuore di donna, Il Saggiatore, 2000, pp. 14-15.

Compulsion

Ho finito da qualche giorno questo libro, Compulsion, di Meyer Levin. È il racconto di un reale omicidio commesso “per gioco”, da due ragazzi. Una storia che ha ispirato Alfred Hitchcock per il film Nodo alla gola e che l’autore ha seguito personalmente all’epoca dei fatti (1924) ancora diciottenne. Anzi, gli assassini erano suoi amici. Il testo è notevole non solo per l’accurata ricostruzione che, nonostante sia nota la fine, cattura l’attenzione, ma soprattutto per la ricostruzione psicologica, psicanalitica delle motivazione dei ragazzi. Dati per condannati a morte, il romanzo racconta come e perché alla fine quella condanna è parsa fuori luogo. Si tratta di una finissima ricostruzione freudiana che mette in risalto il ruolo dell’incoscio nella nostra vita. Un libro scritto negli anni ’50 quando questo genere era ancora poco frequentato e che viene annoverato tra i migliori di sempre. Leggere se si ha voglia di entrare nella complessa psicologia di due ragazzi la cui (pessima) educazione emotiva (e sessuale), nonostante la ricchezza e l’intelligenza, ha generato mostri.

Braccia ridate all’agricoltura

Ho sempre desiderato scrivere, ma non so né perché e né cosa. “Scrivere” poi non è nemmeno un modo esatto di descrivere la mia pulsione. Compongo continuamente nella mia testa frasi o abbozzi di storie che so che dovrei scrivere prima o poi, ma non lo faccio. Mi sembra una fatica immane e vuota. E così taccio e continuo a fare quello che devo fare. In fondo, ridò braccia all’agricoltura.