Quando
la notte è a svanire
poco prima di primavera
e di rado
qualcuno passa
Su Parigi s’addensa
un oscuro colore
di pianto
In un canto
di ponte
contemplo
l’illimitato silenzio
di una ragazza
tenue
Le nostre
malattie
si fondono
E come portati via
si rimane.
Giuseppe Ungaretti, Tutte le poesie, Mondadori, p. 54.
Mese: Ottobre 2016
Primi incontri
Dei nostri incontri, ogni istante
festeggiavamo, come un’epifania,
soli, nell’universo tutto.
Tu,
più ardita e lieve d’un’ala d’uccello,
come una vertigine scendevi,
saltando gli scalini, e mi conducevi
oltre l’umido lillà, nel tuo regno,
al di là dello specchio.
Quando giunse la notte, venne
la grazia, le porte dell’iconostasi
si aprirono, e nell’oscurità in cui luceva,
lenta si chinava la tua nudità.
Nel destarmi: “Tu sia benedetta”,
dissi, sapendo quanto irriverente fosse
la mia benedizione: tu dormivi,
e il lillà si tendeva dal tavolo
a sfiorarti, con l’azzurro della galassia, le palpebre,
e sfiorate dall’azzurro, le palpebre
stavano quiete e la mano era calda.
Nel cristallo pulsavano i fiumi,
fumigavano i monti, rilucevano i mari,
mentre assopita sul trono
tenevi in mano la sfera,
e – Dio mio! – tu eri mia.
Ti destasti e
il quotidiano vocabolario degli umani
cambiò, e i discorsi si riempirono
di senso vero, e la parola “tu” svelò
il suo proprio significato: “zar”.
Alla luce tutto si trasfigurò, perfino
gli oggetti più semplici – il catino, la brocca e l’acqua,
stavano tra noi, come sentinelle.
Chissà dove fummo sospinti.
Città sorte per incantesimo,
si aprivano al nostro sguardo, come miraggi,
la menta si stendeva sotto i nostri piedi,
e gli uccelli c’eran compagni di strada,
e i pesci risalivan i fiumi,
e il cielo si schiudeva al nostro sguardo…
Mentre il destino ci inseguiva,
come un pazzo con il rasoio in mano.
di Arsenj Tarkowskij tratta dal film Lo specchio, di Andrej Tarkowski