In Roma cerchi Roma, o pellegrino,
e proprio in Roma Roma non ritrovi;
le vantate muraglie, morti covi
sono, e di sé sepolcro l’Aventino.
Giace, dove regnava, il Palatino;
son limate dal tempo le medaglie:
sembrano più macerie di battaglie
degli evi, che blasone del latino.
Solo è restato il Tevere, corrente
che bagnò la città: or sepoltura,
la piange con funesto suon dolente.
Roma, da quella gloria così pura
fuggì ciò ch’era saldo e solamente
il fuggevole oramai permane e dura.
Francisco de Quevedo, Sonetti Amorosi e Morali, pp. 67, Einaudi, Torino, 1989.