Poeta naufrago della vita sta per soccombere ai suoi lazzi.
Inesperto del vivere, riconosce il morire solo a sprazzi.
E’ a corto di vita ma non sa proprio rinunciare
(ancora tramortito e boccheggiante)
al piacere delle metafore e del rimare.
“Non sono capelli i tuoi” debutta negativo
“ma fili di parole nere dove s’ingarbuglia una vita che non vivo”.
Dotato d’autocritica, affogherà senza orpelli
per vile onda che ignora il piacere dei capelli.
“Non sono capelli, no” presidia sagace
ma reti nelle quali il pesce più grande s’impiglia
stupito e felice”.
“Non sono capelli i tuoi” insiste lo scrivano
“ma anse inesplorate dove antichi velieri s’arenano;
selve intricate dove rari animali si stremano”.
Non sono capelli, mio caro l’Omero
ma complicate trappole di parole e baci
che nascondono il limite tra il finto e il vero.
“Non sono capelli, no” puntualizza
ma tessuto d’àncora dove il tempo volatilizza”.
Non sono capelli, no, ma una donna, pardon: una vita
cogliona, che delle parole farà una triste corona
alla quale, mio caro ispirato, resterai giustamente impiccato.
di Max Franti