Le mie parole

Nelle mie parole resta sempre un filo d’orrore
come tessute d’atavici timori
come ritrovassero paure antiche e costanti.
Spesso le scopro intessute d’ansia
un’ansia che non m’appartiene
ma che loro ricordano e di cui non sanno liberarsi. 
Racconto a voce alta i miei pensieri
a voce bassa i miei sentimenti
parlo parlo parlo
perché tu possa capire, comprendere, amare.
Perché io possa dimenticare e fuggire. 
Eppure altra la lingua delle mani, degli occhi, della pelle
dello scorrere delle dita.
Altra grammatica quella delle labbra che si aprono
dello stomaco che soffoca
del cuore che rincorre.
Diverso linguaggio 
dove è impossibile distinguere 
dove tutto racconta, nello stesso racconto 
recita, negli stessi versi semplici
la felicità d’essere con te.
Le parole mute, attonite, stupite di non essere sole
restano in disparte. 
Le parole sono la parte infelice del linguaggio.

di Max Franti