Parla pacatamente: sei più vecchio
di quello che a lungo sei stato; sei più vecchio
di te stesso – e ancora non sai
cosa siano l’assenza, la poesia, l’oro.
(…)
Sai cos’è il lutto, la disperazione tanto violenta
da soffocare il ritmo del cuore e il futuro.
Hai pianto fra estranei, in un negozio moderno
dove svelto continuava a girare il denaro.
Hai visto Venezia e Siena e, sulle tele come nelle vie,
tristi giovani Madonne che sognavano di essere
ragazze come tante e ballare a carnevale.
Hai visto piccole città, non certo belle,
gente vecchia, spossata dal tempo e dalle sofferenze.
Nelle icone medioevali brillavano gli occhi
di santi bruni, occhi ardenti di fiere.
Raccoglievi sassolini sulla spiaggia, a la Galère,
e di colpo avvertivi una così grande tenerezza
– per loro e per il pino snello, per coloro
che erano lì con te e per il mare
che è davvero possente, ma molto solo –
così grande, come se tutti fossero orfani
della stessa casa, separati per sempre
e condannati solo a vedersi per brevi istanti
nelle fredde prigioni del presente.
Parla pacatamente: non sei più giovane,
l’abbagliante incanto deve accordarsi con settimane di digiuno
devi scegliere, rinunciare, temporeggiare
e parlare a lungo con gli emissari di paesi aridi
e di labbra screpolate, devi aspettare,
scrivere lettere, leggere libri di cinquecento pagine.
Parla pacatamente. Non rinunciare alla poesia.
da Adam Zagajewski, Dalla vita degli oggetti, Milano 2012